FISIOTERAPIA E PAVIMENTO PELVICO

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Sei una donna?

Allora non puoi non approfondire e non prendere consapevolezza di che cos’è il pavimento pelvico.

Il fatto che si tratta di un’area relativamente “nascosta” del nostro corpo, non significa che possiamo ignorarlo.
E’ un’area, compresa fra le cosce, che non vediamo. Un’area con la quale generalmente non si instaura quel rapporto quotidiano e spontaneo di consapevolezza e contatto che invece si stabilisce con una mano piuttosto che con una gamba.

Tant’ è che sono stati molteplici pudori sociali e tabù culturali hanno quindi contribuito nel tempo a renderla una zona ancora più rimossa e dimenticata. Forse anche perchè il pavimento pelvico rappresenta, di fatto, sia la regione chiave della defecazione e della minzione che quella della sessualità.

Ancora oggi assai poco conosciuta – eppure fondamentale per la salute e il benessere di ogni donna – è la regione muscolare comunemente definita come pavimento pelvico.
Ma vediamo di cosa si tratta.
Innanzitutto va detto che è un’area romboidale e che si estende dalla sinfisi pubica al coccige, chiudendo in basso la cavità addomino-pelvica, circondando e sostenendo l’uretra, la vescica e la vagina fino all’apparato ano-rettale.
Lateralmente i suoi confini sono sostanzialmente individuabili a livello delle tuberosità ischiatiche.

Detto cosi’ sembra complicato. Lo so. Ma non è cosi’ difficile individuare questa zona del nostro corpo.Ed è importante riconoscerla, per esempio per
prevenire delle lacerazioni perineali durante il parto e delle conseguenze dell’ episiotomia. E le donne che hanno avuto un parto naturale, sanno di cosa sto parlando!

Con il mio lavoro vorrei sensibilizzare le donne nei confronti di questa parte delicata e al contempo forte, che ci contraddistingue. Da poco ha iniziato a diffondersi una maggiore attenzione, teorica e pratica, nei confronti di prolassi e incontinenza femminile. Da poco si riconosce la giusta dignità ed efficacia ai cosiddetti approcci riabilitativi “conservativi”. Approcci che spesso sono in grado di integrare o addirittura evitare i tradizionali interventi di tipo chirurgico o farmacologico.

È dunque fondamentale che noi che ci occupiamo di salute e benessere al femminile sviluppiamo una maggiore sensibilità nei confronti di questo argomento, cercando di diffondere alle donne le giuste informazioni sia in ambito preventivo che terapeutico e riabilitativo.

La tutela del pavimento pelvico passa infatti anche e soprattutto dalla capacità di ogni donna di riconoscerlo e attivarlo in modo automatico durante lo svolgimento delle azioni quotidiane.

Uno starnuto, un colpo di tosse, il sollevamento della borsa della spesa, la presa in braccio del nipotino e persino l’esecuzione degli addominali in palestra, sono tutti gesti che – aumentando la pressione interna – sollecitano questa parte del corpo e ne richiedono la giusta preparazione e controllo.

Occorre quindi, per prima cosa, conoscere e ricordare alcune basilari nozioni di anatomia e fisiologia: il pavimento pelvico, come detto, chiude il bacino verso il basso e svolge innanzitutto la funzione di sostenere gli organi pelvici come l’utero e la vescica. Il contenimento di tali organi – anche quando la donna è in posizione eretta o esegue attività fisiche come il semplice camminare, che comportano uno sforzo, quindi un aumento della pressione endoaddominale – necessita dell’integrità del sistema muscolo-fasciale di sostegno e della sua innervazione.

Tutta la complessa struttura muscolare che compone il pavimento pelvico, risulta di grande importanza durante tutto l’arco della vita della donna.
Una ridotta consapevolezza e percezione del proprio perineo, ad esempio, si traduce spesso, anche in ragazze giovani, in una ridotta capacità di provare piacere durante il rapporto sessuale. Pavimento pelvico e riabilitazione Situazione che naturalmente si aggrava con il passare degli anni e con il subentrare della menopausa e delle sue connesse trasformazioni fisiche, ormonali e psicologiche. Una scarsa dimestichezza con il proprio pavimento pelvico significa infatti progressiva e inevitabile perdita di tonicità, sensibilità e controllo dello stesso.

Non meraviglia allora che molte donne riscoprano questa parte del proprio corpo solo in momenti “critici” della propria vita.
Magari al momento del parto, quando un perineo non adeguatamente preparato viene sottoposto a episiotomia o subisce fastidiose lacerazioni.
Oppure nel post-parto, quando molte neo-mamme si trovano a fare i conti con noiosi problemi di incontinenza.
E ancora con la terza età quando le stesse signore sperimentano per la prima volta su di sé il significato della parola prolasso.

Come si puo’ evitare, o almeno limitare, tali inconvenienti?

In primo luogo bisogna informare ed educare al riconoscimento e alla cura del proprio perineo, cosi’ da poter favorire l’automatizzazione di certi riflessi e schemi comportamentali quotidiani.
La tutela del proprio pavimento pelvico parte, infatti, dalla capacità di riconoscerlo e attivarlo spontaneamente durante ogni gesto della vita di ogni giorno.

In secondo luogo diventa essenziale la tutela del pavimento pelvico in tutte le situazioni potenzialmente a rischio. Prima fra tutte quella del parto. Una buona preparazione del pavimento pelvico durante la gravidanza e una più fisiologica gestione del travaglio, dei suoi tempi e delle sue modalità, potrebbe certamente contribuire a evitare inutili episiotomie.

Infine la terapia e la riabilitazione. Sono finiti i tempi in cui la donna era costretta – ad esempio sul tema dell’incontinenza urinaria o del prolasso – a scegliere tra rassegnazione, pannolini e intervento chirurgico. Oggi esistono diversi approcci “conservativi” di sicuro successo, in grado di evitare o comunque integrare le più tradizionali strategie invasive.

Nel nostro centro noi siamo specializzati nella rieducazione pelvica uro-ginecologica e ci occupiamo di problematiche del pavimento pelvico ed ogni paziente puo’ scegliere il percorso piu’ adatto.

Liliana

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